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Il ritiro dai sensi – Pratyahara

09

AUGUST, 2015

Significato di pratyahara

Il termine pratyahara vuol dire “ritiro dai sensi” o “controllo dei sensi”.

Prati vuol dire “cibo”, ciò che arriva da fuori.
Ahara vuol dire “ritiro”, allontanarsi da qualche cosa.

La pratica del pratyahara ci insegna a togliere la nostra attenzione da tutto ciò che è negativo per noi (cibo, relazioni, pensieri, etc.) al fine di poter liberare la nostra mente e portare l’attenzione verso il nostro interno. Questo tipo di pratica aiuta a rafforzare e a rendere sana la nostra mente, staccandola dalla negatività. Cosa che accade anche al corpo: quando è sano può affrontare meglio la vita, poiché avrà un sistema immunitario più forte.

Non solo ritiro dei 5 sensi

Quando parliamo del “controllo” o “ritiro dei sensi”, viene da pensare ai nostri cinque sensi: l’udito, l’olfatto, il tatto, il gusto e la vista. Questo è il primo passo per praticare il pratyahara. In esso c’è anche una parte più profonda, meno conosciuta, che è il ritiro dalla mente. Grazie alle tecniche di respiro e di pratyahara, sarà possibile dedicarci alla concentrazione e alla meditazione.

Come disse Shakespeare, in Amleto: “È una bella prigione, il mondo”.

Yoga e Pratyahara

Yoga e Pratyahara

Lo yoga, come abbiamo visto negli ultimi articoli, è una disciplina millenaria dedicata alla crescita personale. Quando cominciamo a praticarlo ci concentriamo molto sulla parte fisica, sul fare bene le pose, sulla respirazione e sulla concentrazione (o meditazione). Poco ci viene detto sul ritiro dei sensi. Sul pratyahara non si trovano molti testi, non ci sono classi che lo praticano nello specifico e gli insegnanti non ne parlano spesso durante la lezione. In realtà il pratyahara viene fatto naturalmente quando, durante la pratica di yoga, portiamo l’attenzione verso l’interno e lasciamo andare quello che ci accade intorno. Quando siamo molto concentrati a fare yoga, sia fisico, sia durante gli esercizi di respirazione o meditazione, può capitare di non avere più percezione del mondo circostante: abbiamo gli occhi chiusi, i suoni intorno a noi non ci disturbano più, togliamo l’attenzione al tatto, al gusto e all’olfatto, per sentire solo ciò che accade all’interno. Questo vuol dire che la nostra attenzione è focalizzata sul come ci sentiamo piuttosto che sul cosa stiamo facendo.

Pratyahara è il quinto degli otto stadi dello yoga di cui abbiamo parlato negli articoli precedenti. I primi quattro stadi (i valori dello yoga Yamas e Nyamas, le pose e le tecniche di respirazione) fanno ancora parte del mondo esterno. Dal pratyahara in poi, invece, tratteremo la parte più profonda e interna. Il pratyahara è la chiave che ci porta dal mondo esterno al nostro mondo interno.

Le quattro forme principali di pratyahara

Nei testi antichi di yoga troviamo quattro forme di partyahara:

Indryia Pratyahara, controllo dei sensi;
Prana Pratyahara, controllo del prana;
Karma Pratyahara, controllo delle azioni;
Mano Pratyahara, controllo della mente. Di seguito, gli esercizi.

1. Indryia Pratyahara: controllo dei sensi.
Indryia pratyahara è il più importante dei quattro pratyahara. Nella nostra società piena di informazioni che sovraccaricano i sensi, è molto difficile esercitare questa pratica, a meno che non riusciamo a eliminare televisione, notizie, gossip, computer, radio, riviste, giornali, telefonino e diminuiamo la nostra dipendenza all’essere super impegnate per trovare attimi di silenzio assoluto.

Il commercio/marketing funziona proprio grazie alla stimolazione costante dei nostri sensi. Siamo attratte da colori brillanti, rumori assordanti, gusti e sensazioni forti, così che i nostri sensi ne vogliono sempre di nuovi e ancora più intensi. Per questo motivo, la pratica del pratyahara è una delle discipline più difficili, perché siamo cresciuti con l’appagamento dei sensi, ne siamo dipendenti.

Una volta che la nostra mente è abituata a questi stimoli è molto difficile cambiare poiché i sensi sono istintivi e bisogna “allenarli” con un lavoro costante. Sono i nostri sensi che dicono alla mente cosa fare e, se non li discipliniamo, continueranno a disturbare la calma mentale con richieste ed esigenze costanti. Purtroppo siamo così abituati alla stimolazione che non sappiamo come calmare la mente. Forse, proprio per questo motivo, la pratica del pratyahara è la più importante per la società odierna. Indryia pratyahara dà gli strumenti per rafforzare la mente e a essere meno dipendenti dai sensi, il che è molto diverso da sopprimerli. Ecco alcune tecniche di indryia pratyahara:

– Scegliere i giusti stimoli e impressioni. Nella vita di tutti i giorni facciamo molta attenzione a quello che mangiamo, con chi passiamo il nostro tempo, ma raramente ci accorgiamo degli stimoli che ci arrivano. Guardiamo programmi in televisione o navighiamo su internet e non ci rendiamo conto dell’“immondizia” che accumuliamo. Facciamo molta poca attenzione alle conseguenze che questo può provocare alla mente.

Un esempio concreto lo troviamo con i monaci e le monache buddiste, che passano la loro vita a purificare la mente, evitando TV, film violenti, musica non armoniosa o qualsiasi altro stimolo che non sia in linea con il loro scopo finale: il controllo e la pace mentale. Spesso non ci rendiamo conto di quanto certi stimoli possano influenzare i nostri pensieri in modo negativo. Ciò che arriva dai sensi è il cibo principale della nostra mente; dovremmo dunque essere più selettivi nelle nostre scelte sensoriali quotidiane, soprattutto in quelle che dipendono da noi.

– Ritiro dei sensi. Forse il modo più semplice per evitare di “inquinare” la nostra mente con la violenza dei media è usare lo stesso metodo dei monaci: evitarli. Possiamo pensare: “Che vuoi che sia un film violento, è solamente un film”; ma, anche se non ci sentiamo influenzati sul momento, non vuol dire che non lo siamo davvero. Queste influenze penetrano in noi inconsciamente, senza nemmeno accorgercene. Certo, capisco che non è facile smettere di guardare la televisione o di leggere i giornali, ma sarà più facile ottenere uno stato di pace mentale se ogni tanto, ad un film in tv, sceglierai una passeggiata all’aria aperta.

– Focalizzarsi su un’idea unica. Questo è un altro modo per controllare i sensi. Ci si può focalizzare per esempio su un fiore o il cielo, osservandolo per un determinato periodo di tempo. Eserciteremo la mente a non reagire agli stimoli costanti che abbiamo intorno a noi.

– Creare e focalizzarsi sul positivo. Questa tecnica consiste nel creare impressioni positive attraverso la contemplazione della natura o qualsiasi cosa ci faccia stare bene, come per esempio fare attività che ci donano serenità e tranquillità.

2. Prana Pratyahra: controllo del Prana. Il prana, nello yoga, è l’energia vitale. Si dice che, se la nostra forza vitale non è forte, noi non potremmo controllare i nostri sensi. La gestione del prana viene fatta attraverso gli esercizi del controllo del respiro, per questo il pranayama viene eseguito prima del pratyahara, poiché è la preparazione al controllo dei sensi.

3. Karma Pratyahara: controllo delle azioni. Quando vogliamo qualcosa che pensiamo ci possa rendere felici, ce la procuriamo attraverso un’azione fisica. Secondo lo yoga, dobbiamo imparare che la felicità non consiste nel ricevere quello che vogliamo, ma smettere di desiderare ciò che viene fuori da noi. Come il Karma Yoga è la disciplina che si occupa del servizio disinteressato verso il prossimo, cosi il Karma Pratyahara può essere praticato nell’abbandonare ogni pensiero egoista che ha come unico fine il guadagno personale.

4. Mano Pratyahara: controllo della mente. Secondo lo yogi, la mente è considerata il sesto senso che controlla gli altri sensi. Questi vengono stimolati solo da dove la mente porta la sua attenzione. Di conseguenza, potremmo controllare il senso dell’udito, dell’olfatto, della vista, del tatto e del gusto solo quando riusciremo a controllare la nostra mente. Pratichiamo mano pratyahara se consapevolmente ritiriamo i nostri sensi verso l’interno.

Da dove cominciare

Probabilmente, il pratyahara non è una delle discipline più facili da spiegare nello yoga ma come per ogni cosa, si può iniziare a piccoli passi. Per esempio può essere praticato alla fine di ogni lezione di yoga attraverso il rilassamento finale (shavasana). Oppure quando siamo fermi in una posa di yoga (asana) e ci focalizziamo sul respiro (pranayama), quando stiamo meditando (dhayana) o concentrandoci su qualcosa di preciso (dharana). Durante qualsiasi pratica di yoga possiamo praticare il patyahara se svolgiamo gli esercizi pensare ad altro.

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