La felicità esiste?

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JULY, 2016

Si, la felicità esiste! E ne sono convinta perché lo sperimento ogni giorno.

È iniziato tutto quando, per la prima volta, ho sentito il detto buddista “Non c’è una via verso la felicità, la felicità è la via”. E cosi è stato. Ovviamente ho dovuto cercare, praticare, studiare e vivere per scoprirlo fino in fondo.

Quante volte avrete sentito dire che la felicità non va cercata all’esterno ma all’interno? In questo articolo non voglio parlarvi di qualcosa di astratto ma di strumenti pratici e dei dimostrazioni scientifiche che dimostrano la mia teoria.

Uno degli strumenti più potenti per raggiungere la felicità che è stato sperimentato scientificamente è la meditazione. Ora vi dirò perché ma prima, che cos’è la meditazione?

Ne abbiamo già parlato in articoli precedenti ma è sempre bene ricordare che quello che noi chiamiamo meditazione in realtà sono tecniche di concentrazione che ci aiutano ad arrivare poi alla meditazione, quell’istante di sospensione tra un pensiero e un altro, tra un respiro e un altro, cercando di espandere più possibile quello spazio vuoto.

Quindi, la CONCENTRAZIONE, o DHARANA in sanscrito, è il controllo della mente e la sua focalizzazione in un punto. E’ il fermare la materia mentale su un oggetto esteriore o su uno interiore. Con la concentrazione si impara lentamente ad attenuare le fluttuazioni della mente. La meditazione invece, o Dhyana è uno stato di quiete della mente.

Oltre a trovare la felicità, i benefici della meditazione sono tantissimi tra cui:

  • il rafforzamento del sistema immunitario
  • la termoregolazione corporea
  • la regolazione del battito cardiaco
  • la regolazione della pressione arteriosa
  • la produzione di melatonina (regolazione sonno/veglia)
  • la capacità del sistema nervoso di modificarsi in risposta a stimoli interni o esterni a sé stesso
  • la connessione e l’integrazione tra i due emisferi cerebrali. Questa integrazione favorisce una migliore regolazione emotiva, minore reattività, maggiore capacità di riflessione e discernimento, maggiore capacità di intuizione e di creatività.
  • la riduzione delle dimensioni e della reattività dell’amigdala (reazione di paura)
    il miglioramento della memoria e dell’ attenzione
  • la gestione dello stress acuto (è quello occasionale (es. un trasloco che stiamo facendo)
  • la gestione dello stress cronico (è quello quotidiano (creato da una mente che è nel passato o nel futuro e non è più nel presente).

Quando meditiamo ci ritroviamo in uno stato di coscienza diverso da quello di veglia, sonno o sogno (che sono i tre stati di coscienza in cui viviamo abitualmente). Nello stato di meditazione miglioriamo il sistema immunitario, il battito cardiaco rallenta e la respirazione più lenta e profonda , questo diminuisce i livelli dello stress e regalandoci al avere un corpo più sano e una mente più felice.

Il nostro fine ultimo: la felicità – un esempio fatto sui monaci buddisti

Il fine ultimo di ogni essere umano è il raggiungimento della felicità e la meditazione è il nostro mezzo sia come yogi che come persone. Molte ricerche, come abbiamo già detto prima, hanno dimostrato che meditare porta a uno stato di beatitudine consistente e duraturo. La ricerca più significativa è stata quando degli scienziati hanno fatto vedere cosa succede nel nostro cervello durante la meditazione e la differenza del cervello di un meditante regolare e un cervello di chi non medita. Anche chi usa “il pensiero positivo” attiva parti del cervello che di solito non vengono usate e che sono associate alla gentilezza e alla compassione. Attivando diverse parti del cervello, la meditazione ci porta a vedere la vita e la realtà con un diverso punto di vista.

Ricerca

Il Dalai Lama e il suo amico Lama Matthieu Ricard sono stati i primi monaci a farsi attaccare dagli scienziati alle macchine per fare questo esperimento sul cervello. Le scoperte sono state incredibili. Hanno dimostrato che chi è abituato a meditare ha facilità a generare emozioni positive poiché il meditante attiva le parti del cervello come la corteccia insulare (di solito dormiente). Questi esperimenti sul cervello hanno anche dimostrato che per chi medita, la parte sinistra del cervello, quella delle emozioni positive, è più attiva di chi non medita.

Successivamente hanno preso un gruppo di monaci tibetani che avevano meditato fino a quel momento più di 10.000 ore, e durante l’esperimento i monaci venivano esposti a esperienze negative che in una persona normale avrebbero attivato delle emozioni negative (facevano sentire ai monaci persone che urlavano o bambini che piangevano). Invece i monaci, oltre a rimanere in pace e tranquilli, continuavano a non avere reazioni nel loro cervello e la loro parte del cervello delle emozioni positive rimaneva attivata senza reagire agli stimoli.

Questo vuol dire che chi medita può rimanere in uno stato di pace interiore anche se la vita è piena di turbolenze.

Un’altra dimostrazione è stata che con la meditazione cambia l’anatomia del cervello aumentando la nostra materia grigia.

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