L’illuminazione: Samadhi

05

MARCH, 2016

Samadhi è lo stadio finale dello yoga, che viene raggiunto quando tutti gli altri stadi (otto passi) sono integrati nel nostro essere.

Definizione

Samadhi vuol dire “mettere insieme”, “unire con”, “assorbirsi con”. Definirne il significato profondo non è facile. La definizione più semplice è “assorbimento completo con la meta”. La mente non esiste più, ma diventa un tutt’uno con il tutto. Il dualismo e la separazione non esistono più. Questo concetto di Samadhi è tipico di molte filosofie orientali. La prima volta che viene usato è nel testo della Samādhisutta (Aṅguttaranikāya 4.41) di filosofia buddhista:

Monaci, questi sono i quattro stadi della concentrazione (Samādhi). C’è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce al piacere in questa vita.

Poi c’è un altro stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce al conseguimento della conoscenza e della visione profonda. C’è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla consapevolezza e alla presenza mentale. C’è lo stadio della concentrazione che, quando sviluppata e perseguita, conduce alla fine degli influssi impuri.

La concentrazione di cui parla questo testo, secondo Feuerstein (uno dei più importanti studiosi di Yoga del nostro secolo), non è “della mente ordinaria, quanto piuttosto la capacità yogica di astrarsi dall’esterno, focalizzandosi sulla propria realtà interiore”. Sempre Feuerstein, riprendendo le Upanisad (testo antico induista), parla del Samadhi:

“Questa è la sempiterna grandezza del brahmano: né s’accresce né diminuisce per l’azione che compie. Bisogna cercare le tracce di questo [Ātman], l’essenza: una volta che lo si sia conosciuto, non si è insozzati da azione malvagia. Perciò colui che questo sa diventa calmo, tranquillo, indifferente, paziente, raccolto in sé e in se stesso scorge l’Ātman, in ogni cosa scorge l’Ātman; non lo vince il peccato, anzi egli vince ogni peccato, non lo brucia il peccato, anzi egli brucia ogni peccato; libero da peccato, da passioni, da dubbi egli è un vero brahmano. Questo è il mondo del Brahman, o gran re; a esso ti ho fatto giungere.”

Samadhi e Yoga

Dall’Hatha Yoga Pradipika: “Come il sale si dissolve nell’acqua, così la mente si dissolve nella nostra anima e diventa una cosa sola con questa. L’unità di anima e mente si chiama Samadhi”.

Secondo Patanjali: “Lo stadio della meditazione in cui il fine viene realizzato e le forme, che sono tutte create dalla mente, si dissolvono, questo è Samadhi”.

Prima di arrivare a Samadhi, dobbiamo conoscere i valori dello yoga (Yamas e Nyamas), le pose (asana), il controllo del respiro (pranayama), il ritiro dei sensi (pratyahara), la concentrazione (dharana) e la meditazione (dhyana). Yoga vuol dire unione, Samadhi vuol dire unione, sono la stessa cosa. Arrivare allo stato di Samadhi significa aver raggiunto il fine ultimo dello yoga. La cosa importante non è la nostra destinazione, non dobbiamo stressarci a voler per forza raggiungere Samadhi, poiché in questo modo non ci riusciremo mai. Quindi, sapendo nel profondo che il fine ultimo del praticare lo yoga in tutti i suoi aspetti è “unione”, dobbiamo andare passo per passo, perché il cammino di ognuno di noi è diverso.

La ricerca della felicità

Samadhi è il controllo totale della mente e delle sue fluttuazioni. La mente giudica, si preoccupa e si rigenera nella sua infelicità. Il costante essere insoddisfatti dona cibo alla mente per esistere. Il modo migliore per continuare a soffrire è avere una costante attenzione a quello che accade all’esterno di noi, è voler raggiungere la soddisfazione continuando ad accumulare cose, creando una felicità o soddisfazione momentanea, finché la mente non ricomincerà a essere insoddisfatta e continuerà a chiedere.

Quando iniziamo a capire che dobbiamo cercare la soddisfazione, la gioia e lo star bene all’interno di noi, liberandoci dalla mente, inizia questo viaggio meraviglioso che ci porta al Samadhi.

Purtroppo la mente non si accontenta, viene infatti chiamata mente-scimmia, poiché non lascia mai un pensiero prima di averne afferrato un altro, come la scimmia non lascia mai un ramo prima di averne aggrappato un altro. Dobbiamo imparare, se vogliamo uscire dalla sofferenza, a domare la mente e capire che la nostra felicità non arriverà soddisfacendola, ma liberandoci da lei.

Come raggiungere uno stato di pace interiore?

Possiamo raggiungere uno stato di pace grazie a una pratica costante e a un’attenta osservazione della mente, senza giudicarla. Arrivare al Samadhi è un cammino lungo e spesso non raggiungibile per intero in questa vita ma, grazie alle tecniche di yoga, il movimento fisico attraverso le pose, gli esercizi di respirazione, di concentrazione e la meditazione possiamo avvicinarci molto a questo stato di pace. Dobbiamo renderci conto che pre-occuparsi delle cose non vale la pena, perché cercare di controllare il nostro futuro è un’impresa impossibile. Dobbiamo smettiamo di volere sempre quello che non abbiamo, invece dobbiamo focalizzare la nostra attenzione e gratitudine verso quello che già abbiamo. A questo punto, iniziamo a creare una leggerezza e libertà interiore mai provate. Ci sentiamo meno contratti e più liberi di vivere la nostra vita.

Due stadi di Samadhi

Il Samadhi viene diviso in due stadi:

  • Sabija Samadhi (chiamato anche samprajñāta, savikalpa, o cetanā samādhi). La mente, o il seme della mente (bija), è ancora presente.
  • Atimanasa (mente suprema). In questo stadio la mente non è più presente come separata dall’anima, ma è un tutt’uno.

Si può raggiungere lo stato ultimo attraverso la meditazione. Durante questo processo, si attraversano quattro stadi (o samāpatti) da superare durante la meditazione, per raggiungere lo stato di mente suprema: savitarka (con intenzione), savicāra (riflessivo), sānanda (gioioso), e sāsmitā (di autorealizzazione).

Raggiungere gli stadi più alti necessita di tanta dedizione e del non attaccamento al risultato finale, poiché l’attaccamento al risultato fa parte della mente e non dell’anima.

Per sapere di più sulla meditazione e la concentrazione, puoi andare su ByogaMagazine.

Il tuo percorso

Andando di tradizione in tradizione, di filosofia in filosofia, il raggiungimento del Samadhi è percorso da diverse strade. Non è importante quale strada scegliete, ma una volta scelta è importante perseguirla. La mente giocherà molti scherzi e farà in modo di distrarvi, di convincervi che quello che state facendo è inutile e che tanto è troppo difficile da raggiungere.

È molto importante imparare a non identificarci con la mente e continuare quello che stiamo facendo. Questo cammino sarà più facile se avremo qualcuno che ci guida e che è già fatto questo cammino prima di noi. Mantenendo in mente il fine ultimo, è importante fare passo per passo, pur piccolo che sia, e portarlo nella nostra quotidianità. Per raggiungere la pace interiore non dobbiamo chiuderci in un monastero o scalare le vette dell’Himalaya, ma possiamo iniziare qui dove siamo adesso, in questo istante.

Puoi staccarti dalla negatività della tua mente. Cambia subito pensiero portandolo a qualcosa di bello e leggero. Vivi con gratitudine per quello che hai, e la vita sarà facile!

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