Meditazione – Dhyana

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FEBRUARY, 2016

«Perché leggi così tanti libri? Questi non ti serviranno. Il più bel libro è dentro il tuo cuore. Aprine le pagine. È la sorgente di tutta la conoscenza. Da lì conoscerai tutto».

Swami Sivananda

Dhyana è un termine sanscrito che letteralmente significa “visione”, ma viene spesso tradotto con “meditazione”.

Significato

Dhyana è uno stato di continua contemplazione senza alcuna interruzione. La meditazione è universale e non dipende da una religione o cultura, anche se nelle culture orientali è usata più di frequente.

Dyana (meditazione) significa osservare la realtà così com’è, senza pregiudizi o commenti, con la mente aperta, senza condizionamenti. La meditazione è la realizzazione che tutti i fenomeni e i contenuti della coscienza sono interdipendenti e impermanenti, quindi essenzialmente vuoti, a cui non dobbiamo attaccarci.

Yoga e Dhyana

Dhyana è il settimo degli otto passi ed è il gradino prima dell’illuminazione o samadhi, l’ultimo stadio dello yoga.

La meditazione è un’esperienza di profondo silenzio interiore. Durante la pratica la mente rimane vigile e tranquilla. Il corpo ha un’esperienza nuova da metabolizzare: si tratta di uno stato di coscienza diverso dalla veglia, dal sonno e dal sogno.
Di recente, sono state fatte nuove scoperte nello studio della meditazione e degli effetti che ha sul corpo. Una ricerca dimostra che lo stato meditativo porta a un miglioramento della salute fisica, allevia lo stress, le tensioni, l’ansia, le paure, la tristezza e la delusione che, se non curate, possono provocare malattie. È ormai risaputo che lo stress, come ogni pensiero ed emozione, incide sul funzionamento mentale che, a sua volta, influisce su quello fisiologico (ormoni e neurotrasmettitori). Lo stress produce radicali liberi in abbondanza e inibisce il sistema immunitario. Questa è solo una delle tante spiegazioni scientifiche dello stato di profondo benessere, di rilassata vigilanza che ogni meditante prova.

Gli effetti della meditazione sul cervello

Nei tre stati di coscienza comuni (la veglia, il sonno e il sogno) il corpo funziona in tre modi diversi. Nel sonno, per esempio, il respiro è lento e pesante, mentre nel sogno diventa leggero e accompagnato da movimenti degli occhi (stato rem) e dei muscoli.

Quando meditiamo, si attiva un quarto funzionamento fisiologico, di rilassamento profondo. Il metabolismo rallenta, i muscoli sono rilassati, la frequenza cardiaca diminuisce, il sistema nervoso si equilibra, il respiro è lento e calmo, si smaltisce l’acido lattico prodotto dallo stress. Allo stesso tempo aumenta l’afflusso di sangue al cervello e vi sono dei significativi cambiamenti nell’attività elettrica di quest’ultimo. Insomma, è ben diverso da una persona in stato di veglia, sonno o sogno.

Misurando la frequenza respiratoria, il flusso sanguigno e la stabilità del sistema nervoso, vediamo che avvengono anche dei cambiamenti nel sistema limbico che rispecchia i cambiamenti a livello della coscienza. Ad esempio, il rilassamento profondo che abbiamo durante la meditazione servirebbe a poco nella lotta contro i radicali liberi se, dopo averla praticata, i livelli di stress tornassero subito elevati. Invece, siccome il sistema limbico riesce a metabolizzare la pace di cui facciamo esperienza, abitua il corpo a un funzionamento stabile e rilassato (interrompendo il ciclo dello stress costante), con una riduzione considerevole di radicali liberi e un miglioramento dello stato di salute.

Per quanto riguarda il maggior afflusso di sangue al cervello, nella meditazione il metabolismo dei muscoli rallenta, così come quello dei globuli rossi. Di solito questi ultimi non riposano mai, neanche durante il sonno; invece meditando, il flusso di sangue verso gli arti e gli organi interni diminuisce facendoli riposare.

Visti i cambiamenti nell’elettricità del cervello, aumenta anche la produzione di onde alfa, tetha e gamma. Sono stati sostenuti molti esami usando EEG (Elettroencefalogramma) e ECG (Elettrocardiogramma) in cui si è riscontrato, in chi medita, un aumento dell’ampiezza e della regolarità delle onde alfa. Tali onde cerebrali compaiono a occhi chiusi o in stati di benessere psicofisico. Nei monaci abituati a meditare, queste compaiono a livello della corteccia frontale anche a occhi semiaperti.

Oltre all’aumento delle onde alfa, si hanno anche scariche di onde tetha, soprattutto nella meditazione profonda. Questo indica uno stato di “beatitudine”, con liberazione dall’ansia e una minore attività cardiaca.

Gli effetti della meditazione sul corpo

Meditando con regolarità, si avvertono dei cambiamenti fisici e a livello del sistema nervoso. Esiste una stretta connessione tra il sistema nervoso, il sistema immunitario e il sistema endocrino con i linfociti (fondamentali cellule immunitarie). Non è più un segreto la stretta relazione che c’è tra la mente e il corpo. I nostri pensieri influenzano le nostre emozioni e questo influenza il sistema immunitario. Come abbiamo già accennato, anche il battito cardiaco e la respirazione abbassano il ritmo, il che farà sì che i livelli di stress diminuiranno notevolmente, donandoci un corpo più sano e una mente più felice.

Da dove cominciare?

Prima di tutto voglio precisare che, per godere dei benefici della meditazione, non dobbiamo abbandonare la famiglia, il lavoro, gli amici e meditare per ore in una caverna sull’Himalaya! Molti studi hanno dimostrato che anche solo venti minuti al giorno fanno stare bene.

È bene iniziare con la postura e la respirazione. Il corpo e il sistema nervoso devono funzionare alla perfezione, perché la mente sperimenti il suo pieno potenziale. Per questo la meditazione nello yoga avviene dopo le pose (asanas) e le tecniche di respirazione (pranayama) che aiutano il corpo a riequilibrarsi.
La postura del meditante implica la schiena ben dritta (come se fosse tirata verso l’alto da un filo appeso alla sommità del capo). Si possono appoggiare le mani sulle cosce o sulle ginocchia. È importante che nel farlo non si incurvi la schiena.

Durante la meditazione, la respirazione ci aiuta a controllare la tendenza a distrarci e ad essere irrequieti. Si tratta di focalizzare l’attenzione sul respiro, prendendo coscienza dell’inalazione e dell’esalazione. Gli effetti benefici sono dovuti all’azione inibitoria, tramite il respiro, del sistema nervoso simpatico che scatena l’eccitamento e lo stato di allerta; viene invece attivato il sistema parasimpatico che distende e rilassa. Questo consente alla mente di stabilizzarsi fino a raggiungere la minima eccitazione.

Tipi di meditazione

Diventare l’oggetto della meditazione

Questa meditazione è una pratica avanzata che ha bisogno di molte ore di meditazione alle spalle, anche se a volte può accadere prima (fortuna del principiante). Consiste nel riuscire a mantenere per molto tempo la concentrazione su un oggetto, senza distrarsi. A questo punto la mente lascerà andare l’oggetto per donare un senso di benessere e libertà mentale.

Prova portando l’attenzione alla tua respirazione. Ogni volta che ti accorgi che hai perso la concentrazione, ritorna alla respirazione (l’oggetto della tua meditazione). Non ti innervosire né giudicare, se all’inizio sarai più distratta che concentrata. La mente è come un muscolo che deve essere allenato. Con la pratica diventerà facile.

Meditazione camminata

Questa meditazione può essere fatta a sé, o per una pausa durante periodi di meditazione molto lunghi.
Alzati in piedi e, chiudendo gli occhi, fai alcuni respiri lunghi e lenti per entrare in contatto con il tuo corpo. Inizia poi a portare l’attenzione alla pianta dei piedi e nota com’è poggiata a terra, che sensazioni provi, di caldo, freddo. Quando ti senti pronta, inizia con dei passi lentissimi e fai attenzione al movimento, prima di un piede e poi dell’altro. Ti consiglio di muovere un piede alla volta. Se hai molto spazio (un grande prato per esempio) e ti senti al sicuro, puoi fare questa meditazione a occhi chiusi, altrimenti puoi tenerli semi-aperti. Una volta finito, fermati sul posto, ascolta un istante il tuo corpo e apri gli occhi.

I bambini possono meditare?

Assolutamente sì. Non sarà una meditazione lunga, poiché l’attenzione dei bambini è minore rispetto a quella degli adulti.

Puoi insegnarlo nello stesso modo in cui la facciamo noi grandi: con il respiro. Puoi anche renderlo divertente con delle storie per aiutarli a concentrare. La cosa importante è praticare insieme. Non fare la maestra, ma fai finta di rendere il bambino partecipe di qualcosa che fai tu, cosi diventerà curioso e imparerà grazie al tuo esempio. Sii molto paziente. Non forzare mai, altrimenti i piccoli odieranno la meditazione, anziché continuare a farla e scoprirne i benefici.

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