Vita, morte e miracoli di un tappetino yoga

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DECEMBER, 2016

Considerata l’età millenaria dello Yoga, il tappetino è un accessorio di recente creazione ed ormai diventato uno dei simboli di un’attività che va ben oltre il semplice fitness.

Agli albori dello Yoga lo si praticava a terra, sull’erba o per chi ne aveva a disposizione, su pelli d’animali. I primi tappetini yoga erano fatti di cotone e ben lontani dai tappetini moderni fatti di materiali tecnologicamente avanzati che ci garantiscono il giusto attrito e comfort durante la nostra pratica. Ancora oggi si trovano in commercio tappetini di cotone ma questi vengono solo usati da appoggiare su quello “moderno” per aggiungere spessore e comfort e mantenerlo asciutto.

Il primo tappetino Yoga di nuova generazione fu prodotto alla fine degli anni 60 dall’inglese Angela Farmer che, a causa di un intervento chirurgico ed una seguente disfunzione del sistema nervoso simpatico, si trovò privata della naturale sudorazione di mani, piedi ed il resto del corpo.

La storia

Praticare Yoga diventò per lei un’impresa, alla ricerca di un materiale che non la facesse scivolare.

Col grande sconcerto dei suoi insegnanti provò ad usare un tappeto in gomma, aumentandone l’attrito bagnandosi i piedi, cercando di ricreare l’effetto della sudorazione. È qui che ebbe tutto inizio. Il passo successivo fu il provare ad usare strati di gomma “appiccicosa” che si usano per non far muovere i normali tappeti di casa trovando finalmente la funzionalità che stava cercando ed incominciandone, nei primi anni ottanta, la vendita da casa in versione da 2 e 4 millimetri ed ottenendo, nel giro di pochi mesi, un successo mondiale. È solo nei recenti anni novanta che in America è stato sviluppato e creato il tappetino yoga moderno, garantendo una maggiore durabilità, riuscendo a ridurne anche il prezzo, mentre risale all’anno 2002 la produzione del primo tappetino Yoga fatto interamente di gomma naturale che sta andando a sostituire sempre di più i sintetici PVC, PER e TPE.

La scelta

La scelta del tappetino non è una cosa da sottovalutare, non si riduce al prezzo giusto ed al colore più bello. Il rischio è di acquistare un tappetino che, dopo qualche settimana si disintegri o che sia troppo elastico e che dalla posa del Guerriero I ci faccia ritrovare nella spaccata. Partiamo da un presupposto, il tappetino yoga serve per dare supporto e creare allo stesso tempo attrito al contatto col nostro corpo, perché la pratica yoga non deve essere limitata dalla superficie su cui stiamo. Il tappetino yoga ideale deve naturalmente ancorarsi al pavimento e deve avere una superficie per noi anti scivolo. Un esempio per capire cosa s’intende quando parliamo dell’attrito tra il corpo ed il tappetino è che quando durante la pratica yoga appoggiamo una mano, un piede, etc. in un punto, dobbiamo essere certi che da lì non scivolerà via. Per questi motivi non va bene riciclare un tappetino da Pilates, da fisioterapia o ancora peggio da campeggio.

Un tappetino potrebbe dare il massimo supporto facendo yoga in montagna e magari essere scivoloso d’estate in riva al mare, un altro tappetino potrebbe dare il massimo durante la pratica più impegnativa mentre si combatte il fiatone con i piedi in una pozzanghera di sudore. Un altro tappetino può essere così leggero da non accorgersene nemmeno dell’esistenza durante il trasporto ma, purtroppo, avrà lo stesso effetto “inesistente” quando mani, piedi e giunture avrebbero bisogno di maggior supporto.

Il materiale

Il materiale più economico e comune per i tappetini yoga è il PVC, una delle materie plastiche più comuni al mondo. Noi di ByogaByou vogliamo però ricordare che il PVC è un materiale sintetico e non ecologico, sicuro solo a temperatura ambiente e che comunque contiene per il 40% l’etilene, un derivato del petrolio. Su un tappetino ci si respira, sdraia, rotola, da sopra a sotto ed odori chimici ed innaturali, che sono talvolta le sostanze chimiche con i quali sono ricoperti, a contatto con la nostra pelle, possono dare un’esperienza sgradevole. Insomma noi Yogi passiamo tanto tempo sul tappetino per cui materiali che non emettano tossine, ipoallergenici ed ecologici sono consigliati, come ad esempio tappetini in lattice o gomma naturale che garantiscono anche un buon effetto antiscivolo. Come per un vestito, provare un tappetino prima dell’acquisto, può fare la differenza e ci potrebbe aiutare a capire che quel disegno a fiori che tanto ci piaceva invece ci distrae, oppure che la misura di cui abbiamo bisogno è diversa.

— I tappetini su cui si scivola meno sono derivati da materiali plastici come EVA (etilene vinil acetato) che ci da un tappetino molto morbido e leggero ma che perde facilmente forma, PVC più pesante del precedente e meno sensibile al perdere forma, TPE (elastomero termoplastico) di solito nei tappetini fatti a strati , NBR/PVC fatti di gomma naturale e PVC, di solito nei tappetini più spessi, dagli 8mm in su.

Gomma naturale o riciclata. Aiuta la pratica durante la transizione da una posa all’altra e fornisce una buona resistenza contro lo scivolare. Il lato negativo è che per le prime settimane d’utilizzo avrà l’odore tipico della gomma e che inoltre non può essere usato da chi è allergico al lattice;

Iuta, è ecologico, può creare resistenza nel passaggio da una posa all’altra ma può essere fastidioso al tatto; inoltre è molto assorbente e non è molto resistente al contatto coi liquidi, sudore incluso. La vita di questo tappetino non è delle più lunghe.

Cotone, è ecologico, traspira ed è facile da lavare ma può scivolare se messo su pavimenti lucidi come legno o marmo e rendere alcuni passaggi difficili e meno fluidi come ad esempio nelle rotazioni facendo perno su un piede. Alcuni yogi li mettono sopra il tappetino in gomma per extra comfort e beneficiando dei pregi di entrambi.

Ibridi, sono fatti usando strati di materiali di tipo diverso, costano un po’ di più ma uniscono le loro qualità, ad esempio potrai avere lo strato superiore fatto di fibre naturali e quello inferiore in gomma dando massima stabilità e compattezza.

I tappetini fatti in gomma naturale o quelli fatti in TPE possono essere fatti a cellule chiuse o aperte che ne caratterizzando radicalmente il prodotto finale e la scelta tra i due dipende dal tipo di pratica yoga che facciamo e da dove la facciamo.

Cellule aperte

I tappetini yoga fatti con materiali a cellule aperte sono porosi ed hanno proprietà assorbenti come una spugna ed è questa una delle caratteristiche che aiuta a generare il massimo dell’attrito (effetto ventosa). Sono al tatto più morbidi ed hanno lo svantaggio di assorbire facilmente sudore, sporco e batteri. Il tutto comunque risolvibile con un bel lavaggio in acqua fredda in lavatrice con del sapone delicato ed un extra risciacquo (senza centrifuga). Data la minore densità del materiale con cui è composto i tappetini fatti con materiali a cellule aperte hanno vita più breve.

Questo tipo di tappetino è consigliato per gli Yogi che praticano yoga più intenso, preciso o che hanno una maggiore sudorazione corporea.

Cellule chiuse

Il tappetino yoga fatto invece con materiali a cellule chiuse è più liscio e genera meno attrito con il nostro corpo, soprattutto nelle giornate calde quando la sudorazione corporea aumenta. Come pregio non assorbe facilmente sudore o liquidi. Inoltre è più resistente ed ha quindi vita più lunga.

Questo tipo di tappetino è consigliato per chi fa uno yoga più rilassato e chi non suda tanto.

Una volta scelto il materiale si deve scegliere lo spessore.

Spessore, lunghezza e larghezza

Spessore

Lo spessore del tappetino Yoga ne determinerà la sua comodità nella pratica. Troppo sottile potrebbe non proteggere le nostre ossa in pose come quella del affondo ed affaticare le articolazioni. Al contrario un tappetino troppo spesso potrebbe farti perdere il prezioso contatto con il suolo e farti faticare di più nella tua pratica in piedi, rendendoti instabile e cambiando gli effetti benefici della posa (pensa ad esempio al fare la posa dell’albero su un materasso ed a quanti muscoli entrerebbero in gioco per tenerti in equilibrio); inoltre più è spesso il tappetino e più è pesante. Calcola quanto spazio hai per riporre o trasportare il tuo tappetino, e valuta il tuo compromesso tra il comfort e l’apprezzare il contatto diretto con il suolo sapendo che un tappetino standard è spesso 4-5 millimetri. Se hai avuto infortuni al ginocchio o alle articolazioni scegli un tappetino più spesso. Nella Yoga Terapia vengono invece usati sottili materassini per garantire extra comfort.

Lunghezza e Larghezza

Il tappetino yoga deve essere lungo almeno da potercisi sdraiare sopra e coprire dalla testa alla punta dei piedi distesi. La lunghezza standard è intorno ai 180 cm ma si possono anche trovare tappetini yoga più corti o più lunghi. La larghezza standard è di 60 cm, in commercio si possono tuttavia trovare anche tappetini più larghi. Il lato negativo di un tappetino più grande è che occuperà più spazio una volta riavvolto, sarà più pesante e non entrerà in una borsa tappetino standard.

Colore

Scegli il colore che più si addice a te e che ti dia un senso di calma. Un disegno troppo complesso potrebbe distrarti ma se fatto di linee dritte potrebbe aiutarti nell’allineamento. Anche la scelta del colore non è da sottovalutare visto che sarà spesso davanti ai tuoi occhi.

Prendersene cura

Prima di utilizzare un tappetino nuovo bisogna dargli una bella pulita. Spesso una pellicola protettiva è applicata sopra al tappetino nuovo e per eliminarla basterà passarci una spugnetta non abrasiva bagnata con pochissimo sapone (vanno bene anche i detergenti spray non tossici). Bisogna poi risciacquarlo bene per evitare residui scivolosi e farlo asciugare all’aria aperta. Effettuare questa pulizia periodicamente evita il prolificarsi di batteri, anche perché è difficile rilassarsi mentre si pratica yoga stando su un tappetino che emana cattivo odore. Un lavaggio efficace si ottiene in lavatrice, usando sapone delicato, ad esempio quello per bambini, in acqua fredda e come detto precedentemente, con un extra risciacquo e senza centrifuga. Il tappetino va sempre asciugato aperto ed appeso. Per facilitarne l’asciugatura puoi arrotolarlo in un asciugamano e poi salirci sopra così da strizzare gran parte dell’acqua fuori dal tappetino bagnato. Per asciugare un tappetino ci vogliono, a seconda del materiale, anche 48 ore, per cui fai bene i tuoi calcoli quando decidi di lavarlo.

Il nostro consiglio

Scegliere il tappetino yoga è come scegliere un paio di scarpe, deve essere scelto con cautela e dobbiamo sentircelo addosso. È molto importante che questo ci piaccia e sia confortevole per le nostre esigenze ed è sempre meglio che il tappetino sia fatto di materiali naturali che garantiscano una lunga durabilità. Passiamo molto tempo con lui, sudiamo, lo strapazziamo, lo trasportiamo, lo laviamo e sarebbe da evitare che dopo una settimana incominci a perdere pezzi. Il tappetino deve essere comodo a sufficienza da supportare le articolazioni e deve essere antiscivolo per evitare scivoloni durante la nostra pratica. Non c’è cosa peggiore che sentire i propri piedi scivolare durante il guerriero o aggiustare in continuazione le nostre mani nel cane a testa in giù. Come per i vestiti, una volta che diventi una yogini esperta, puoi anche iniziare ad averne di diversi tipi a seconda delle tue esigenze, se devi viaggiarci, usarlo a casa o sul pavimento duro della sala di yoga. Vedrai, il tuo tappetino diventerà il tuo migliore amico durante la tua pratica, quindi sceglilo come se dovessi scegliere un gioiello. Buon divertimento.

Prezzo

Puoi trovare tappetini yoga a partire da 20€ e arrivare per quelli ecologici e tecnici a prezzi che superano i 100€. Diffida dei tappetini troppo economici che avranno vita breve e probabilmente sono fatti di materiali tossici.

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